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Thursday, October 5, 2017

Islanda on the road (parte 4): diario di viaggio e consigli per organizzare un itinerario fai da te

Jökulsárlón

Bentornati, bentornati miei adepti! Il viaggio delle meraviglie purtroppo è giunto alla sua ultima puntata (potete leggere le precedenti QUI, QUI e QUI), ma ho ancora tanti pensieri da condividere con voi.
Orsù, non tergiversiamo!

Mercoledì 31 agosto/giorno 6: ritorno a sud-est

Se ho serie difficoltà a scegliere quale sia stato il giorno più bello o la cosa più spettacolare che abbia visto, posso dirvi con certezza che a livello di guida la mattina e il primo pomeriggio del 31 sono stati abbastanza pesanti. Come vi anticipavo, non ci sono ponti o gallerie che taglino questa parte dei fiordi, quindi per arrivare da un punto all'altro bisogna seguire passo passo la costa. Il nostro intento, una volta partiti da Seyðisfjörður e aver bevuto trenta tazze di espresso gratuito della macchinetta dell'ostello (we, al bar costa quasi 4€, eh!), è quello di seguire i suggerimenti di Google Maps e raggiungere Höfn in 3.10 h, deviando dalla Ring Road prima di Djúpivogur. Già tre ore non sono pochissime, ma va bene lo stesso. Purtroppo, giunti alla deviazione vediamo tremila segnali del tipo "Pendenza massima", "Strada sterratissima che più sterrata non si può", "Dai scemi provateci se avete il coraggio con la macchina a nolo". Per farla breve, non ci sembra il caso di avventurarci oltre e proseguiamo sulla no.1, che sorpresa, sorpresa...è sterrata! E stavolta non c'entrano niente i lavori, è proprio così ad minchiam! I quaranta minuti successivi andiamo a passo di lumaca e tentiamo di evitare quanti più sassi possibile, alla fine arriviamo ad Höfn con quasi due ore di ritardo. Sono le ore più noiose della vacanza non solo per il tempo che ci mettiamo a percorrere il tragitto, ma anche perchè il paesaggio pur essendo bello dopo un po' è tutto uguale: mare da un lato, montagna dall'altro. Oltretutto, questo tratto è persino più desolato del corrispettivo ad est: nessun autogrill, niente pompe di benzina e ancora meno fattorie. Non vi dico di trovare una soluzione alternativa, non è che ce ne siamo pentiti, ma se fate un giro come il nostro sappiate che sarà la parte meno divertente (o almeno, per noi è stato così).
Entriamo in città e, diamine, che brutta! Sembra un posto anche abbastanza industriale, con diversi capannoni dove si lavora chissà cosa. Attanagliati dalla fame ci dirigiamo verso questo fast-food in cui, apparentemente, è celebre il panino con gli scampi. E le cipolle. E la paprika. Ok, ordiniamo due hamburger.

Saturday, September 30, 2017

Islanda on the road (parte 3): diario di viaggio e consigli per organizzare un itinerario fai da te

Hverir

Amici, rieccomi con la terza parte del nostro itinerario! Se vi foste persi dei pezzi, potete recuperarli QUI e QUI :)

Mercoledì 30 agosto/giorno 5: le meraviglie del lago Myvatn

Questa giornata si rivelerà incredibile: quello che abbiamo visto, il sole, il cielo senza una nuvola, la compagnia, le risate...è stato tutto perfetto e mi resa felice come non lo ero da tempo. Tutta la vacanza in generale, ma forse questo giorno è quello che ricordo con più gioia. O forse no. Non so, non saprei scegliere!

Dopo la parca colazione alla Guesthouse ci rimettiamo in marcia e arriviamo a Reykjahlid (ci siamo informati sul significato degli onnipresenti "reyk" e "vik", traducibili rispettivamente con "fumo" e "baia"), il centro abitato più vicino alle attrazioni naturali del lago Myvatn. Ai lati della strada c'è un discreto numero di autostoppisti.
Questa regione è incredibilmente attiva a livello geologico, ragion per cui c'è moltissimo da fare e da vedere. Col sole è davvero spettacolare e si apprezzano al meglio i colori particolari dell'ambiente. Se aveste poco tempo a disposizione e foste incerti se scegliere questa zona o il Circolo d'Oro, forse vi consiglierei di recarvi direttamente qui (non ci sono i geyser ma ci sono mille altre cose altrettanto belle).
Per iniziare ci spariamo subito Grjótagjá, che gli appassionati del Trono di Spade (presente!) conosceranno in quanto set della scena d'ammmore tra Jon e Ygritte. Per restare in tema, anche le scene oltre la barriera sono state girate in Islanda, nella penisola di Snæfellsnes e più precisamente vicino al monte Kirkjufell. La grotta si trova su una proprietà privata, è visitabile ma non balneabile anche perchè l'acqua è troppo calda (mi sembra intorno ai 50°). Il soffitto è franato in seguito ad alcune eruzioni ma si riesce ancora a raggiungere l'acqua, anche se noi siamo rimasti più verso l'ingresso. Passeggiando sopra la grotta si vede invece una faglia abbastanza grande. 
La tappa successiva dovrebbe essere Dimmuborgir, ma grazie alle mie scarsissime abilità di navigatrice ci perdiamo e tornando indietro decidiamo di visitare la zona nord.
Lungo la statale, come vi avevo già anticipato, si vede questo lago azzurrissimo in cui un tubo scarica con gran frastuono le acque di scarto di una centrale idroelettrica: è Bjarnarflag, e vi assicuro che è difficile distogliere gli occhi da un turchese così acceso.
Proseguendo, ci si inerpica in mezzo a monti che passano da un marrone chiaro a un giallo ocra, e scendendo vediamo fumo, fumo e fumo: siamo arrivati a Hverir, o, come l'ho soprannominato io, Marte. Sembra di essere atterrati sul pianeta rosso: è tutto un tripudio di ocra, giallo, bianco, rosso e marroni di ogni tonalità. Il suolo è costellato di pozze di fango ribollenti, fumarole e depositi sulfurei. L'odore pestilenziale è molto forte, io non ne sono particolarmente toccata ma E. quasi sta male (vi risparmio i dettagli). Tuttapposto tuttaposto, cosa sarebbe la vita senza un po' di pepe? Vorrei darvi una descrizione calzante ma credo che "assurdo" sia l'aggettivo migliore, perchè questo posto è qualcosa di stupefacente, che è necessario vedere con i proprio occhi. Dopo cinque giorni faccio fatica a pensare che l'Islanda e Milano siano parte dello stesso pianeta.

Wednesday, September 27, 2017

Islanda on the road (parte 2): diario di viaggio e consigli per organizzare un itinerario fai da te

Glaumbær

Carissimi, bentornati! Prosegue il viaggio nei ricordi islandesi, per chi si fosse perso la prima parte trovate tutto lo spiegone
QUI!
Buona lettura :)

Lunedì 28 agosto/giorno 3: sulla strada per Akureyri

Se avete intenzione di percorrere tutta la Ring Road dovete mettere in conto almeno un paio di giorni di guida "tosta" e avere voglia di passare diverse ore al volante. Il tratto di strada dalla capitale ad Akureyri ci è piaciuto molto di più di quello lungo i fiordi fino a Höfn, per tornare a sud del paese. Il  tempo di percorrenza è minore e il paesaggio è bellissimo: fattorie ai piedi dei monti, piccoli fiordi, centinaia di pecore e qualche cavallo (ma quelli vi accompagneranno per tutto il viaggio, anche se noi non ce ne stancavamo mai!), montagnette di ghiaia nera, campi di lava, cascate, cascate e ancora cascate, laghetti e tratti di strada che si insinuano tra le montagne, regalando scorci da favola. Purtroppo, salendo in quota troviamo spesso delle nuvole basse che ci impediscono di vedere ad un metro dal naso. Fino a Hvammstangi proseguiamo tranquillamente: a parte il paesaggio, non c'è nessuna particolare attrazione. Siamo tentati di avventurarci sul sentiero che porta ad una grande cascata ben visibile dalla strada, ma la pioggia e le ore di guida ancora davanti a noi ci fanno desistere.
Piccola curiosità: appena usciti da Reykjavik imbocchiamo l'unico tunnel incontrato sulla Ring Road, un tragitto di due/tre minuti pagato la bellezza di 10€ al casello all'uscita. Da quanto ho capito, un'altra galleria si trova solo nella penisola di Tröllaskagi, sopra Akureyri, il che ci ha permesso di lanciare svariate maledizioni quando abbiamo percorso una parte dei fiordi orientali in quasi due ore (con un tunnel o un ponte ci sarebbe voluta mezz'ora).

Sunday, September 24, 2017

Islanda on the road (parte 1): diario di viaggio e consigli per organizzare un itinerario fai da te


Cari tutti,

ormai questo blog è andato completamente alla deriva, lo so. E' inutile promettere che cercherò di tenerlo aggiornato perchè, come vi sarete accorti, non succede.
Però, da poco sono tornata dal viaggio più bello della mia vita e avevo voglia di condividere questa esperienza con quante più persone possibile (come se non ne avessi già ammorbate abbastanza, non mi sopporta più nessuno ormai!) e magari essere d'aiuto a chi vorrà fare lo stesso in futuro.
A questo punto mi piacerebbe far entrare in scena un bel rullo di tamburi mentre vi rodete di curiosità per sapere dove sono andata ma da brava pagliaccia vi ho già rivelato la destinazione nel titolo: ebbene sì, ISLANDA!!!
Ho deciso di fare una serie di post (probabilmente non li leggerà nessuno ma pazienza, mi piace ripercorrere tutto il viaggio e fissarlo bene nella memoria) e sappiate che saranno tutti lunghi, noiosi e dettagliati, quindi non dite che non vi avevo avvertiti eh!

Ma partiamo dall'inizio inizissimo.

Tuesday, April 2, 2013

Lungo le strade della Borgogna

Cluny dalla Torre dei Formaggi.

La Borgogna è una zona molto verde e rilassante, ideale da percorre in macchina: passerete su lunghe strade affiancate da colline, prati e pascoli pieni di pecore, mucche e chi più ne ha più ne metta. Per certi versi mi ha ricordato la Toscana, che è però più arida.
Sono posti tranquilli, non particolarmente turistici e con pochi e isolati paesini medievali, caratteristici e visitabili in breve tempo: in tre giorni riuscirete a vedere senza fretta tutto quanto.
Per gli appassionati del vino l'area della Cote d'Or è un must: bassi vigneti ovunque, cantine, degustazioni...io non sono decisamente esperta in materia, preferisco una bella birrozza grezza, ma a un bicchiere di bianco non dico mai di no :) Anche il cibo non è male: tralasciando le lumache (già mi fanno senso da vive, figuriamoci in un piatto!) è famosa la carne con salsa di vino rosso o il galletto con creme a base di panna e senape. I dolci sono ottimi e in giro ci sono parecchie pasticcerie; io ho abusato di una specie di grosso pasticcino con la base di pasta frolla riempita di crema e lamponi o fragole...ne avrò mangiati a chili!

Sunday, December 9, 2012

Abbuffate ungheresi

Vista da Buda con Parlamento sullo sfondo.

Capodanno 2011, due coppie e una città innevata.
Siamo arrivati a Budapest dopo dodici ore di pullman, stanchi morti ma pronti a festeggiare il nuovo anno in terra ungherese. Stavolta, invece di organizzare la vacanza da soli, ci siamo affidati ad un tour operator dal nome triste ma abbastanza economico e con un programma interessante: ViaggiGiovani.
La capitale non è molto grande e in quattro giorni si visita tranquillamente.
Divisa in due zone dal Danubio, quella più caratteristica è sicuramente Buda, la parte vecchia, che fronteggia la "nuova" Pest. Per arrivare alla cittadella bisogna salire i gradini ricoperti di fanghiglia: un incubo per le imbranate come la sottoscritta, ma riesco nell'impresa indenne (siate fiere di me!). Gli edifici sono incredibili, bianchi e svettanti; poco distante dai balconi che offrono una vista spettacolare della città si trova la chiesa di San Mattia. Se volete gustare dei tipici dolci ungheresi, delle specie di cilindri di pasta ricoperti di cacao, nocciole o cocco, basta allontanarsi dal centro di Buda e percorrere le stradine affiancate da casette colorate.

Saturday, October 13, 2012

Ah, la belle France!

Il Palais de l'Isle, le antiche prigioni.

Buonsgiorno fansciulle belle! E' da un po' che non scrivo, quindi oggi ve tocca beccarvi questa specie di doppio post: viaggi più aggiornamento!

Partiamo dall'aggiornamento: vi ricordate la famosa lite con mammà causata dal mio taglio di capelli alla soldato Jane? Sì? E come dimenticarla, direte voi, ci hai scassato i maroni per una settimana! Giusto, giusto, obiezione comprensibile. Comunque, innanzitutto devo ancora una volta ringraziarvi: GRAZIE perchè siete state molto dolci e presenti pur non conoscendomi, e questa è una cosa che mi rende felice. Ve vojo bbene ;) Appunto perchè vi siete interessate allo "Janegate" (il sexygate Clinton-Lewinsky me fa 'na pippa) mi sembra doveroso raccontarvi come è andata a finire. Viva sono viva, e su questo non ci piove!
Niente, la settimana dopo la bufera sono tornata a casa e sono rimasta piacevolmente sorpresa perchè era da tanto che non passavo un week-end così sereno a livello di rapporti madre-figlia. Niente scenate, anzi, abbiamo parlato come non succedeva da tempo. Anche ora scrivo dal Piemunt e devo dire che la calma prosegue. Forse alla fine è stato meglio così, avevamo bisogno di un bello scossone per "ricominciare". Probabilmente non durerà a lungo, ma ora voglio considerare archiviata questa storia e non pensarci più.

Sempre quel fine settimana io, la mammunz e un triliardo di anziani rampanti abbiamo fatto una gita ad Annecy, in Francia. Sali sul pullman, entri nelle viscere del Monte Bianco, dai una rapida occhiata al Mer de Glace (che non vuol dire "merda di ghiaccio") et voilà, ti ritrovi catapultato nella terra dei franscesotti risotti.

Friday, August 17, 2012

La Maddalena aka i Caraibi de' noantri

Questa è stata eletta LA spiaggia! Le foto come al solito non rendono...

Ragaaaaaazzeeeeeeeeeeee eccome cca!!! So' tornata! Allora, vi sono mancata un pochettino??? Un pochino ino ino? Pocuccio uccio uccio? Voi sì, ma sono stata bravissima e non ho approfittato dell'ipertecnologicoallavangiardia telefono del superboyfriend riuscendo a disintossicarmi da internet per una settimana intera, un record battuto soltanto al tempo della CROCIERA IN BRASILE (eh lo so, ve la sto sempre a menare con 'sta cosa, ma la zia C. ci ha messo così tanto a scrivere quel diariuccio che sarebbe molto contenta se qualcuno lo leggesse :))!
Che dire, il ritorno come sempre è un po' traumatico, ma la vacanza è andata che meglio non si può e me la sono goduta fino in fondo, tanto più che queste ferie sono state un grande punto interrogativo fino all'ultimo.
Come vi avevo già accennato, la meta che ho onorato della mia presenza è stata la Sardegna, patria di alcune di voi :) Il superboyfriend, che ha radici sarde, ha scelto per l'esattezza La Maddalena, il posto più bello secondo lui.

Wednesday, July 25, 2012

Benvenuti in Deutschland!


Fino ad oggi sono stata in Germania un paio di volte: a Berlino dopo essere andata ad OSLO e ad Amburgo all'inizio del mio Erasmus.
Per quel che ho visto è un paese veramente bello, ma andiamo con ordine.
Prima di trasferirmi a Copenhagen ho fatto un mese di scuola di lingua danese, anch'esso coperto nei costi dalla borsa di studio, ad Aabenraa, un luogo dimenticato dal mondo sempre in Danimarca ma vicino alla Germania.
Con un gruppo di amici avevamo deciso di passare un week-end ad Amburgo, facilmente raggiungibile in treno. Ho dei ricordi molto belli di quei giorni, perchè le persone che mi hanno fatto compagnia in questa gita le sento ancora a distanza di anni; e devo dire che è stato meraviglioso poter ridere, scherzare e sparare cazzate come se ci si conoscesse da sempre nonostante nessuno parlasse la stessa lingua.
Comunque, abbiamo visitato la città in pieno inverno, a gennaio: faceva un freddo terribile, ancora più che in Danesia, e nevicava. Ho seriamente temuto l'amputazione degli arti.
Non abbiamo visto moltissimo: eravamo in tanti, tutti più o meno disorganizzati e il gelo non aiutava. Il posto però mi è piaciuto, le vie sono belle ed attraversate da canali (dove scorre il fiume Elba) e ponticelli: un po' una Venezia del Nord! Ricoperto dalla neve era tutto molto romantico. 
Amburgo è anche famosa per la sua zona a luci rosse, piena di sexy shop e amenità simili. Questa parte della città la sera è letteralmente presa d'assalto, ma non preoccupatevi: troverete anche tanti locali con musica dal vivo e buone birrerie!

Friday, July 13, 2012

Una capitale nordica nì: Oslo


Durante il mio Erasmus a Copenhagen io e la mia amica Zeynep avevamo programmato un viaggetto: andare in bus fino a Oslo, visitare la città, prendere da lì un aereo Ryanair per Berlino alla modica cifra di 8.00 euro e poi tornare in Danesia di nuovo via pulmino giallo delle elementari.
E così, una bella serata di aprile io e Zed ci avviamo verso il terminal degli autobus armate di trolley, scorte di cibo turco fatto in casa (evviva il risparmio!) e l'entusiasmo che solo un viaggio on the road può dare.
Uscite dalla capitale percorriamo strade fiancheggiate da prati, boschi, colline e laghi. Nei dintorni sembra tutto deserto; svegliarsi con gli alberi avvolti dalla nebbiolina del mattino dà l'impressione di stare ancora sognando. E' il paesaggio del Nord: verde, sospeso in una dimensione totalmente diversa da quella a cui siamo abituati e solitario. La Scandinavia è indubbiamente una terra affascinante e particolarissima, l'ideale per chi vuole passare del tempo a meditare e perdersi nella natura. Io personalmente non credo che riuscirei a vivere a lungo in un posto del genere, dopo un po' cadrei in depressione (persino più del solito XD), ma a piccole dosi è un toccasana per le inquinate anime dei cittadini stressati.

Thursday, June 28, 2012

Sotto il sole d'Egitto


Stavolta abbandoniamo i tour cittadini e ci spostiamo al mare, più precisamente sul Mar Rosso. Lo so, quelle di voi bloccate in città mi malediranno, ma se vi può consolare non sono in una situazione più rosea!
Come ormai saprete, per la signorina C. l'Egitto è uno dei luoghi più belli al mondo. Fino ad oggi ci sono stata due volte: la prima ad Hurgada, la seconda a Marsa Alam.
Non ho un ricordo molto positivo di Hurgada: è un posto nuovo, sporco, cresciuto disordinatamente per fare spazio ai turisti che hanno cominciato ad arrivare cercando un'alternativa all'ormai gettonatissima Sharm el Sheik. Il mare a prima vista sembrava meraviglioso, ma la sera trovavo sotto ai piedi e sul costume tracce di catrame.
Per fortuna, durante la vacanza ho avuto la possibilità di andare al Cairo (quasi dieci ore di pullman! Mi ricordo ancora la partenza alle 2.00 di notte con la carovana di militari...) e a Luxor e realizzare così il sogno della mia giovane vita: toccare con mano tutto ciò che fino ad allora avevo solo potuto osservare sui libri di storia. E' stata un'emozione grandissima!

Thursday, June 21, 2012

Quando anche Kiko arriva a 1.800 metri d'altezza


Domenica scorsa ho fatto una gita con mia madre a Livigno, in Valtellina. Per arrivare ci abbiamo messo dieci ore di pullman in tutto: a fine giornata avevo il chiulo così piatto che più piatto non si può.
E' un paese situato in un punto sperduto, tra montagne meravigliose, pascoli e fiori di ogni tipo. Pensate che inizialmente fu ceduto alla città di Bormio da una comunità di cappuccini per una botte di vino! Per via della sua posizione scomoda rimase isolato per decenni, ma quando venne costruita la strada, all'inizio del 1900, divenne zona extradoganale (quindi esente da alcune imposte) per favorire il commercio. Ah, un'altra curiosità: tra le varie frazioni comprende anche Trepalle, il comune permanentemente abitato più alto d'Europa (oltre i 2000 metri). Spassosa battuta dell'autista: "Sapete come si chiamano gli abitanti di Trepalle? Fenomeni!". Ahah.

Sunday, June 17, 2012

Un week end da...fiaba!


Tra le meraviglie della Baviera ci sono anche i tre castelli fatti costruire da Ludwig II nel 1800: Linderhof, Hohenschwangau e il famoso Neuschwanstein. Quest'ultimo, che si trova nelle vicinanze della cittadina di Fussen, ha ispirato il palazzo de "La bella addormentata nel bosco" di Walt Disney. In effetti, è una costruzione davvero impressionante e principesca: gigantesco e situato su una roccia a strapiombo, il castello è formato da stanze immense, lampadari enormi, corridoi lunghissimi in cui rimbombano i passi fiancheggiati da mobili di legno scuro. I fortunati abitanti (anche se il sovrano, nonostante avesse speso buona parte delle sue fortune per costruirlo, ci visse pochissimo) godevano di una vista meravigliosa: boschi a perdita d'occhio, rocce, persino una cascata e un lago incastonato nelle pianure più a valle. Insomma, il classico monolocale alla periferia di Milano!

Saturday, June 9, 2012

Marrakech (più o meno) Express

La piazza principale.

Ah, il Marocco...
Ci andai alcune estati fa con mia madre, e soggiornammo nella cittadina di Agadir. Il classico posto per turisti: nuovo, pulito, con una bella passeggiata tutta ordinata e una spiaggia lunga lunga ideale per chi ama le corse mattutine (non io, grazie al mio ginocchio da ottantenne). Residence nuovi e animazione dall'alba al tramonto; proprio il genere di vacanza che non amo. Ma quando si parte coi genitori è così, bisogna rinunciare al viaggio on the road e agli ostelli da cinque lire e rassegnarsi ad arrostire sul lettino di un hotel perbene, mangiare internazionale piuttosto che tipico, e barattare la vera essenza di un paese col cabaret serale.
Insomma, si preannunciava una vacanza come tante altre, piacevole ma non particolarmente originale.
Poi, però, abbiamo passato una giornata a Marrakech.
E lì mi sono innamorata.

Thursday, May 24, 2012

VarsaviAmo

La sirenetta.

Come alcuni di voi sanno sono da poco tornata da Varsavia, dove sono stata per quattro giorni a trovare la Mosie in Erasmus.
Che cosa ne penso di questa città? Be', devo ammettere che sono rimasta piacevolmente sorpresa! Diciamoci la verità, non è esattamente la meta più gettonata quando si parla di vacanze...un vero peccato, perchè secondo me è un posto bellissimo e sottovalutato. Mi hanno detto in molti che Cracovia è ancora meglio, purtroppo non abbiamo fatto in tempo ad andarci ma sicuramente rimedierò in futuro :)

Friday, May 11, 2012

Cartoline italiane

Alcune foto dei miei viaggi italiani :)

Firenze 2011, week end compleannoso scelto dallo Smart Box regalo di Laurea :) Due giorni mooooolto intensi, ma è sempre una città meravigliosa!

Monday, April 30, 2012

Croazia sì, Croazia no


Visto che la rubrica di viaggi è decisamente scarna ho deciso di aggiungere qualche post :) A me piace molto leggere articoli di questo genere, quindi spero possa interessare anche a voi.
Due anni fa, a inizio settembre, sono andata in vacanza in Croazia col mio ragazzo. Abbiamo scelto questa meta perchè avevamo sentito dire che è un paese molto bello (soprattutto al Sud) ed economico.
Dunque, dopo aver fatto varie ricerche su internet, abbiamo affittato un appartamento e ci siamo diretti in macchina verso la ridente città di Pola o Pula che dir si voglia (zona con la più alta concentrazione di pula, ahah! Battutona...), in Istria (destinazione non eccessivamente scomoda se non avete voglia di guidare per mille ore), che da quanto avevamo letto sembrava essere un paesello vivace ma non troppo...si sa, non siamo decisamente tipi da posti mondani alla Briatore.
Ecco, diciamo che il soggiorno non è cominciato da subito col piede giusto.

Friday, December 23, 2011

Dalle Alpi alle Ande (o giù di lì): Diario di Bordo pt.2

La continuazione della PRIMA PARTE :)

GIORNO 12
I 28 afosissimi gradi del mattino vengono stemperati da un super acquazzone tropicale. Il temporale mi regala uno spettacolo indimenticabile: Pupo che si lancia nell'occhio del ciclone e roteando attorno a un lampione canta a squarciagola “Singing in the rain”.
Per la serie “Strambi all'abbordaggio” la sera conosco un quarantenne tedesco che dopo una sfilza di imbarazzanti complimenti mi fa discretamente sapere il numero della sua cabina “in caso di bisogno”. Ma bisogno de che?? Vabbè, evitiamo le battutacce.

GIORNO 13
Equatore passato!! Super festa in piscina con anziani e non che si tuffano tutti insieme dopo essere stati cosparsi di uova e farina. Che spasso! Comunque non l'avrei mai detto, ma il tempo sta proprio volando.
Mentre accompagno la mia pancia ustionata a prendere ancora un po' di sole sento qualcuno che mi chiama per nome. Mi giro e vedo un cameriere dagli occhi a mandorla. Pensando si tratti del mio nuovo migliore amico Darma con magari un altro bicchiere di vino mi avvicino baldanzosa. Non è lui. Il problema è: chi è costui? Dove l'avrei conosciuto? E soprattutto, perchè dovrei incontrarlo a mezzanotte e mezza alla reception?
Prima di pranzo sono protagonista di un simpatico siparietto: il tedesco di ieri sera viene a scusarsi per il suo comportamento dettato dal troppo alcool. Dalla sdraio accanto mio padre, che non capisce una parola di inglese, sorride e annuisce. Non ridere, C..
Nel pomeriggio costeggiamo l'arcipelago di Fernando de Noronha. Spettacolare, solo questa vista vale tutta la traversata.
Grande audacia di I. che prima di cena recapita fiore e biglietto davanti al grande boss (il mio).
A mezzanotte e mezza decido di andare a vedere con Julio, un brasilero, il gran buffet napoletano allestito nelle cucine. Quando si dice morti di fame: ci troviamo davanti una coda che nemmeno alle poste il venerdì mattina! Uomini in bianco armati di walkie talkie regolano la fila, sembra un set di CSI. Ma la chicca della serata è...attenzione...io e Julio rimaniamo chiusi in ascensore! Grazie alla sua forza bruta tutto si risolve per il meglio, ma devo ammettere che questa mi mancava.

 Lo spettacolare arcipelago di Fernando de Noronha.


GIORNO 14
BRASIL, ARRIVO!! Costa in vista! La giornata procede regolare come se lo sponsor della nave fosse lo yogurt Activia; gli unici incontri degni di nota sono quello con l'onnipresente I., col Cameriere senza Nome e col quarantenne che rinnova l'invito ad ammirare la vista da camera sua. Non commento.

GIORNO 15
Salvador de Bahia!! Finalmente arrivati a destinazione! Appena messo piede a terra veniamo accolti da 35 gradi e un temporale. Che smette. E poi riprende. E poi smette di nuovo. La calura purtroppo non si placa e dopo due minuti siamo tutti più appiccicosi di una torta di mele caramellate.
Ci troviamo chissà come al seguito una giovane guida locale che parla in portoghese e lancia urli ogni due per tre. Dopo una breve riunione decidiamo di non cacciarla via per evitare che chiami alcuni ipotetici amici malfattori esperti in rapine a turisti ignari.
La città bassa è un vero schifo: ok che sotto l'acqua nulla è perfetto, ma i mendicanti, la sporcizia, le case vecchie e l'odore di pipì ci fan capire da subito la situazione. Per salire nella parte alta (il Pelourinho, centro storico) prendiamo l'ascensore e dopo cinque minuti ci troviamo catapultati in un piccolo universo fatto di case coloratissime, donne in costume locale che cercano di farsi fotografare per pochi spiccioli e strade lastricate con irregolarissime pietre che vanno suuuu e giù, suuuu e giù. E' tutto molto caratteristico e a mio parere anche molto bello, peccato solo per lo stato di abbandono. Dappertutto scorrazzano cani randagi (demoni! Per chi non lo sapesse io temo i cani) e gatti anoressici, vediamo alcuni bambini che dormono sull'asfalto. La “guida” ci spiega che già intorno ai dodici anni iniziano a drogarsi, e lo stato pur sapendo che questi ragazzi crescono senza educazione, casa e sanità non interviene. E' strano provare un alternarsi di sensazioni così repentino: da una parte l'allegria, il colore, gente che suona, balla, capoeiristi...e dall'altra invece la tristezza derivante da una miseria del genere, quella che un turista si aspetta di vedere ma che una volta che ti viene sbattuta davanti senza tanti ringraziamenti ti lascia senza parole. Basta imboccare una via parallela a quella principale (no, non quella con davanti un tizio che ci urla “Fermi, pericolo!”, quella più a sinistra) e ci si trova in mezzo a una fiumana di persone, molte delle quali scalze, che camminando per strade piene di buchi e rifiuti sovrastate da decine di cavi della luce penzolanti entrano ed escono da negozi che sembrano più che altro magazzini del preguerra. Gli edifici sono tutti neri e scrostati e nella coda per l'ascensore in discesa vediamo sotto di noi una vera e propria favela: ruderi abitati, in sostanza. Lo so, sono i soliti ragionamenti detti e stradetti di una consumista abituata alla spreco europeo, ma oggi ho visto proprio i “bambini che muoiono di fame” tanto millantati quando lasciavo due cucchiai di risotto nel piatto da piccola.
Per quanto riguarda la gente invece sfatiamo una volta per tutte il mito della “gnocca brasiliana”: sono tutte bonze e con un sedere a dir poco abbondante! Il trucco sugli occhi è spesso molto pesante: viola, turchese, verde acceso...i ragazzi invece sono tozzi, anche i capoeristi che pur essendo un ammasso di muscoli restano comunque bassi e con le spalle larghe.
Decidiamo (in quattro su sei) di saltare il pranzo (detto in parole povere, allarme squaraus) e dopo un altro giro per la città torniamo nella parte bassa per fare shopping al “Mercato Modelo”, un magazzino su due piani pieno di bancarelle. Il bottino consiste in souvenir vari e per me una borsetta più un supermegagigaorecchino di piume comprato nel Pelourinho. Stanchi morti ma soddisfatti alle sette torniamo alla nave pronti per una doccia con l'acido muriatico e per una super serata a base di musica latina con anziani che danzano in pista. This is Brazil baby!

 Salvador de Bahia e il suo accecante sole.

 Il Pelourinho.


 La chiesa barocca di S. Francesco.


 Italiani: se non si fanno riconoscere non sono contenti!




Lo so, è una foto triste, ma loro erano troppo teneri!


 Vie in buono stato.

 Insaziabile Spmp!



 Un pittoresco anziano impasticcato che non disdegna il ballo.


 Un tenerissimo ballerino!

L'immancabile favela.

GIORNO 16
L'ultimo giorno di navigazione comincia con una lettera di sei pagine di I. e prosegue con uno dei soliti temporali. Il resto della giornata scorre tranquillo fino al mio momento favorito: il consueto buffet di mezzanotte, che stasera presenta una quantità di cibo veramente scandalosa. E vabbè, al ritorno dieta!





GIORNO 17
Arrivati a Cabo Frio. Ormai sarete stanchi di sentirvelo dire ma davvero gente, lo spettacolo lascia a bocca aperta: a prua coste verdi e frastagliate, a poppa spiagge di un bianco accecante!
Visto che si ripartirà alle 22:00 decidiamo di uscire dopo pranzo e goderci la nave semivuota (finalmente!).
Per arrivare a terra impieghiamo mezz'ora con la scialuppa di salvataggio. Passando vediamo delle meravigliose calette con palme e sabbia candida: un paesaggio da cartolina, mozzafiato! Barchette di pescatori si muovono lungo la costa e orchidee sbucano dappertutto come funghi. A un tratto ci accorgiamo che la scialuppa procede un po' troppo velocemente. Nemmeno il tempo di dire “machecazz...” e...SBADABAM, centriamo in pieno la banchina! Dopo aver insultato il capitano pesantemente mi appresto a scendere con un dito in meno e un handicap in più (giusto perchè non ne ho abbastanza).
Camminiamo dunque cercando un taxi che ci porti nella cittadina di Buzios: nulla da fare, i prezzi sono stratosferici. Dopo aver sudato sette camicie maledicendo l'ignoranza in inglese dei brasiliani troviamo finalmente la fermata di uno dei bus locali. Carro bestiame style! Un'ora di viaggio in piedi con l'autista che guida come un pazzo, anche se non posso negare che il picaresco tragitto sia stato molto divertente. Una ragazza si mette a fare conversazione in inglese (incredibile!) e mi spiega che siamo fortunati: le strade di solito sono persino peggio!
Il paesaggio è incredibilmente verde (stagione delle piogge just finished) e intervallato dalle solite case cadenti, polverose e piene di immondizia.
Arrivati a Buzios notiamo subito che il posto è più turistico, non solo per la pulizia ma anche per i negozi più “eleganti”. La spiaggia non è enorme ma è bella, l'atmosfera è rilassante. L'unico neo della giornata è non aver fatto in tempo a vedere da vicino e fare il bagno nella spiaggia di Cabo Frio. Maledetto turismo culturale!
A pomeriggio inoltrato riprendiamo l'autobus e dopo tre anni riusciamo a trovare il porto. A nulla serve dire a mio padre che chiedere informazioni in francese ai passanti è inutile.
Tornati in nave è il momento dei saluti. Che tristezza, ho conosciuto delle persone così simpatiche! Mi mancherà la vita in mare :(

 Vedete quella linea bianca all'orizzonte? Ecco, quella è la spiaggia di Cabo Frio.



 La vista dalla scialuppa.






 Tipico ristorante brasiliano.


 Buzios.




GIORNO 18
Ultimo giorno. Sveglia alle 7:00 per lasciare libera la camera e trovarci per la gita organizzata a Rio de Janeiro dalla MSC, che siamo stati obbligati a prenotare per non avere problemi di bagagli & co. Ovviamente piove, anche se per fortuna dura poco.
Si parte! La prima tappa è l'altura del Corcovado col famoso Cristo Redentore, la più grande opera di art deco del mondo. Per arrivare in cima prendiamo il trenino che passa attraverso il Parco Nazionale di Tijuca, una vera e propria giungla in mezzo alla città con liane, alberi altissimi e tutto il resto. E' proprio il caso di dire: che ficus! Ovunque vedo degli strani frutti grandi e marroni che scopro chiamarsi “jokerfruit”: la guida dice che sono buoni ma hanno in odore pestilenziale. Perfetto, ho trovato i souvenirs per gente poco gradita! Lo spettacolo dall'alto è stupendo, peccato solo per l'assurda quantità di turisti e il cielo un po' nuvoloso. C'è persino una famiglia che celebra un battesimo ai piedi della statua: che pacchianata!!! Il paesaggio è molto particolare: al largo ci sono tante piccole isole, verso il centro della città una laguna dominata da un imponente albero di Natale e ovviamente a destra e a manca le bellissime spiagge do Brasil. La cosa più strana sono però tutti i picchi che si innalzano nel bel mezzo della città: grattacieli, e dietro rocce a strapiombo! Bellissimo, davvero. La guida ci mostra le favelas sui fianchi delle alture e ci racconta che a Rio ce ne sono in tutto trecentosessanta. La polizia sta cercando di ripulirle dagli spacciatori, ma il lavoro è molto lungo. In tutto il Brasile vivono 190 milioni di persone, tra queste 14 milioni sono nelle baraccopoli. Cazzo, il 10%! Se pensate poi che un altro 60% sono i poveri ma non poverissimi restano solo un 20% di benestanti e un 10% di ricchi che nuotano nell'oro. Non è un quadro roseo.
Tornando a cose più allegre, dopo ventimila foto panoramiche e la perdita di un tedesco del gruppo proseguiamo il tour passando in pullman da Copacabana e salendo in funicolare sull'Urca e il Pan di Zucchero. Anche qui superpaesaggio, si vede il Corcovado in tutto il suo splendore e vengono i brividi a pensare di essere stati così in alto. Mi rifaccio gli occhi camminando tra piante con pappagallini e colibrì e guardando le spiagge che mi circondano. Anche se non so se riuscirei a vivere qui (è vero che le zone del centro sono tutte bellissime perchè abitate da gente benestante, ma c'è comunque troppa disparità, è un mondo troppo diverso da quello a cui sono abituata) in questo momento invidio profondamente i brasiliani e il loro paese.
Il nostro giro è purtroppo già finito e veniamo scaricati in aeroporto con davanti otto ore di attesa. Quante cose avremmo ancora potuto vedere!
Giusto per darvi un'idea del modernissimo aeroporto di Rio: nada deposito bagagli, nada sala di attesa e nada prese per la batteria del computer. Pensate che spasso!
Mentre faccio un giro mi si attacca stile cozza un controllore che comincia a parlare in portoghese e non la finisce più. Talvolta mi fa delle domande alle quali rispondo con un “Concordo!”.
Finalmente apre il check-in. Due ore di coda. Fuori diluvia. Arrivederci Brasil, mi mancherai :(:(:( Non voglio tornare a casaaaaaaaa!!!


 On the way to Corcovado.




 Jokerfruit nella foresta.








 Ah, la folla!




 Copacabana.



 Pan di Zucchero e Urca.



 A sinistra Copacabana, sull'estrema destra il Corcovado.



GIORNO 19
Stranamente il viaggio in aereo mi regala un sonno ristoratore interrotto solo dalla cena alle 3:00 di notte a base di pollo, cous cous e una mini bottiglia di vino. Il cinese due sedili dietro di me mostra al mondo intero la sua debolezza di stomaco rimettendo il tutto sulla porta del bagno e sullo sfortunato signore in coda. No comment. Casualmente mi sveglio proprio mentre un sole rosso fuoco sorge sull'oceano.
Arrivati a Londra : aeroporto pulitissimo e perfetto, pieno di gente che ti dice dove andare e cosa fare. Altre tre ore di volo e la vacanza giunge al capolinea, solo l'abbronzatura testimonia ormai la mia permanenza sotto l'equatore. Che strano essere di nuovo a casa al freddo dopo diciotto giorni di estate!

Cosa ho imparato in questi diciotto giorni:

  • Posso sopravvivere senza internet e smalto.
  • Il mondo è bello perchè è vario.
  • Devo accettare la dura realtà: a volte le cinquantenni hanno meno cellulite di me.
  • I brasiliani sono persino più ignoranti in inglese degli italiani. La differenza è che che se ne fregano e continuano allegramente a parlare in portoghese! Se non altro, la poca propensione alle lingue è compensata da una grande socievolezza e gentilezza.

Per ora è tutto, passo e chiudo!
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