Monday, October 1, 2012

"Ritratto di Signora": Irena Sendler

Ciao amicicci, è di nuovo il primo lunedì del mese (oh, finalmente è finita questa torrida estate!) e come al solito eccoci qui con un nuovo ritratto fresgo fresgo!

La parola oggi a Franci, che con quest'articolo ci ricorda una figura poco conosciuta della Seconda Guerra Mondiale.


Questo mese vi vorrei raccontare la storia di una donna coraggiosa, che fin da piccola si è ribellata agli orrori e che una volta cresciuta ha messo a repentaglio la sua vita pur di salvare tante persone innocenti vittime della pazzia dettata dal nazismo...una storia che è poco conosciuta e che anch'io purtroppo non conoscevo fino a tempo fa, ma che mi sembra giusto diffondere: sto parlando di Irena Sendler.
Irena Sendler nasce a Varsavia il 15 Febbraio 1910 da una famiglia polacca socialista. Il padre era medico e morì di tifo, dopo averlo contratto mentre assisteva i malati che altri medici avevano rifiutato di curare: molti di essi erano ebrei. Al momento in cui il padre spirò, la comunità ebraica come segno di ringraziamento per ciò che aveva fatto per loro si offrì di pagare gli studi ad Irena.
Irena fin da ragazza provò vicinanza per il mondo ebraico e all' università proprio per questo si oppose alla ghettizzazione degli studenti ebrei, finendo sospesa per tre anni. Finiti gli studi, cominciò a lavorare come assistente sociale e durante la seconda guerra mondiale, quando i nazisti occuparono la Polonia, si attivò per salvare gli Ebrei, riuscendo insieme ad altri collaboratori a procurarsi 3000 passaporti falsi per aiutare queste famiglie.
Nel 1942 entrò nella resistenza polacca e attraverso il movimento clandestino non comunista di cui faceva parte, la Zegota, fu incaricata di occuparsi delle operazioni di salvataggio dei bambini ebrei del Ghetto. Per non richiamare l'attenzione su di sè quando andava i visitare gli ebrei che potevano aver contratto il tifo ella metteva una Stella di Davide, anche come segno di solidarietà verso di loro.
Irena, in battaglia Jolanta, insieme ad altri membri riuscì a far fuggire i bambini dal Ghetto portandoli fuori tramite ambulanze o altri mezzi, e per non far sentire che piangevano aveva con sè un cane addestrato ad abbaiare nel caso i nazisti si fossero avvicinati. Dava ai bambini dei falsi documenti con nomi cristiani e li affidava a famiglie cristiane, a conventi o a preti cattolici che li nascondevano nelle case canoniche. Ella annotava i veri nomi e li sotterrava in barattoli di marmellata sotto un albero del suo giardino, in modo che se i loro genitori si fossero salvati avrebbero potuto ricongiungersi.
Nell'ottobre 1943 venne arrestata dalla Gestapo e torturata: le furono spezzate gambe e braccia; rimase inferma a vita ma non rivelò niente. Condannata a morte, fu liberata dalla resistenza polacca che diede dei soldi ai soldati tedeschi, facendola così risultare comunque tra i giustiziati, e nei mesi seguenti Irena continuò ad organizzare salvataggi di bimbi ebrei nell'anonimato. Finita la guerra consegnò i loro nomi ad un comitato ebraico che riuscì a rintracciarne 2000, anche se la maggior parte delle famiglie era stata sterminata.


Nel 1965 venne riconosciuta dallo Yad Vashem di Gerusalemme come una dei Giusti tra le nazioni, titolo utilizzato per indicare i non-ebrei che aveano agito in modo eroico a rischio della propria vita per salvare anche un solo ebreo dal genocidio nazista conosciuto come Shoah. Il 7 novembre 2001 le venne assegnata la Croce di Comandante con Stella dell'Ordine della Polonia Restituta. Nel 2003 papa Giovanni Paolo II le inviò una lettera personale lodandola per i suoi sforzi durante la guerra. Il 10 ottobre 2003 Irena ricevette la più alta decorazione civile della Polonia, l'Ordine dell'Aquila Bianca, e il premio Jan Karski "Per il coraggio e il cuore" assegnatole dal Centro Americano di Cultura Polacca a Washington, D.C.. Nel 2007 il Presidente della Repubblica di Polonia la proclamò eroe nazionale, ma purtroppo non potè presentarsi all'atto di omaggio perchè ormai 97enne non fu in grado di lasciare la casa di riposo in cui risiedeva; mandò quindi una sua dichiarazione per mezzo di Elżbieta Ficowska, che aveva salvata da bambina. Il nome di Irena Sendler venne anche raccomandato dal governo polacco per il premio Nobel per la pace con l'appoggio ufficiale dello Stato di Israele espresso dal suo primo ministro Ehud Olmert; ma alla fine venne assegnato ad Al Gore.


Questi alcuni dei pensieri di Irena:
Avrei potuto fare di più. Questo rimpianto non mi lascia mai. Ogni bambino salvato con il mio aiuto è la giustificazione della mia esistenza su questa terra, e non un titolo di gloria.
Irena Sendler morì a Varsavia il 12 Maggio del 2008. La sua vita era stata riscoperta nel 1999 grazie ad alcuni studenti di un college del Kansas, che avevano lanciato un progetto per far conoscere la sua esistenza e il suo operato a livello internazionale.

Per ogni altra informazione potete fare riferimento a questo sito: www.irenasendler.org
Sono venuta a conoscenza dell'esistenza di questa donna grandiosa nella Giornata della Memoria, grazie ad un link su Facebook (può essere molto istruttivo a volte) in cui si ricordava la sua figura: mi ha subito attratta il viso di Irena dal quale trasparivano bontà e dolcezza, e subito dopo mi ha colpita la sua storia e mi è sembrato un peccato che ogni anno i mass media non parlassero affatto di lei e di tutte le vite innocenti che ha salvato. La sua storia mi ha commossa sia per le imprese pericolose sia perchè mi ha fatta pensare a tutte le persone che purtroppo non sono riuscite a scampare al nazismo; mi ha fatto provare di nuovo molta rabbia per quest'orrore inutile, e mi ha fatta anche riflettere sulla società di oggi, dove ormai nessuno aiuta nessuno, neanche quando potrebbe, e questo è davvero triste...dovrebbero esistere più persone come Irena Sendler.


Al prossimo mese,
Franci
Grazie a Franci e un saluto anche da tutto il team di "Ritratto di Signora", ovvero:

3 comments:

  1. Cavoli, che brividi. Non conoscevo la storia di questa donna ma sono felicissima di averla scoperta.

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    Replies
    1. Vero? Io non credo avrei avuto il suo coraggio!

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